Beata Maria Fortunata Viti
A Veroli, antica cittadina situata nel cuore della Ciociaria, nacque e visse la sua esistenza quasi centenaria, la Beata Maria Fortunata Viti (1827 - 1922), beatificata dal Papa Paolo VI nel 1967.
Entrata ventiquattrenne nel monastero benedettino della sua città, vi perseverò per 72 anni in preghiera, lavoro e penitenza, realizzando perfettamente il motto del suo Ordine, "ora et labora", l'ideale di ogni vita monastica, offerta tutta a Dio per la sua gloria e per la salvezza del mondo.
La Beata amava molto il suo stato di religiosa conversa, né volle cambiarlo, perché le consentiva un maggiore esercizio di umiltà e di nascondimento. Pur non partecipando alla recita dello Ufficio Divino come le coriste, aveva familiari i salmi e trascorreva le sue intense giornate di lavoro - nel guardaroba e nell'infermeria - alla presenza del Signore in orazione continua. La sua pietà cristocentrica si manifestava in un ardente amore verso il SS.mo Sacramento e nella contemplazione della Passione di Gesù, a cui partecipava talora anche fisicamente, favorita da Dio di doni mistici.
Era solita recitare pure molte preghiere vocali spesso di sua invenzione, di giorno e di notte. Ad una consorella, che le consigliava la moderazione, rispondeva: "Se sapesse per quante cose e per quanta gente debbo pregare!"
L´Angelo Custode era l'inseparabile compagno delle sue giornate: una presenza amica, benevola, soccorritrice. Le monache e i suoi confessori credevano che ella ne godesse la vista, tanta era la semplicità e la convinzione con cui parlava di lui.
Già molto avanzata in età, pur avendo perduto l'udito e in gran parte la vista, continuava le sue visite notturne al SS.mo Sacramento, confidando alle consorelle: "Non temo, mi accompagna l'Angelo Custode", e precisava che in un certo periodo era lui stesso ad invitarla alla Cappella per l'adorazione e per la riparazione dei sacrilegi eucaristici. Nonagenaria non si dispensava dal lavoro: le sue mani erano ancora intente al fuso ed a sferruzzare. Non perdeva mai tempo: "Dobbiamo rendere conto al Signore - diceva - di ogni attimo della nostra vita"
Con l'aiuto invisibile dell'Angelo Custode riusciva a compiere i tanti lavori che le erano affidati, rimanendo sempre calma e serena, si addossava pure i lavori delle consorelle. A chi si meravigliava della sua grande operosità, rispondeva umilmente, attribuendo il merito all'Angelo Custode e alla Madonna.
Per lei soltanto il lavoro, con la giornata che inizia alle tre e mezza di mattinata e prosegue in azioni faticose e umili, che lei compie così bene da farle diventare un capolavoro, condendole con tanta preghiera anche in mezzo alla più completa aridità spirituale. Frusta di lavoro e consumata dagli anni, tormentata dai reumatismi che negli ultimi anni la costringono a letto, incapace anche del più piccolo movimento, si spegne cieca, sorda e rattrappita, dopo 72 anni di clausura, nel 1922. Di lei sembra non accorgersi nessuno e così la seppelliscono in fretta, il giorno dopo, nella fossa comune. Ma la tirano fuori 13 anni dopo, a furor di popolo, e la seppelliscono in chiesa, tanti sono i miracoli che si verificano sulla sua tomba. E non basta: Paolo VI, nel 1967, proclama beata Suor Maria Fortunata Viti, la suora che, lavorando e sorridendo, si era fatta santa nella monotonia del quotidiano, nel chiuso di un convento e con un sacco di malanni, e che da allora possiamo festeggiare il 20 novembre.