La priorità della lode
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• La lode: la nostra vocazione eterna
• Pregare è fare un incontro e lasciarci plasmare
• “Incessantemente” e “senza scoraggiarci”
• In tutte le cose, fino a “diventare preghiera”
• La preghiera nello Spirito ci trasforma in Gesù
Siamo chiamati alla preghiera da sempre.
All’alba di una Creazione ancora innocente Adamo “conversava” con Dio, che amava intrattenersi con lui passeggiando alla sera, nel giardino. In tutta la Scrittura vediamo come gli “amici di Dio” si lasciano attrarre in questo colloquio intimo e confidente: Abramo lo accoglie nella sua casa, insieme a una promessa, per questo avrà in seguito l’ardire di chiedergli che la città non sia distrutta; Mosè prega sul monte e riceve le tavole dell’Alleanza, per guidare e formare un Popolo; nei Salmi leggiamo che Dio “dorme”, mentre noi siamo come pecore portate al macello... chi ha accettato pienamente di appartenergli può esprimersi con tutta l’autenticità di ciò che prova nel cuore, quel cuore che Dio “scruta” notte e giorno; così anche Giobbe può dibattersi e lamentarsi nella sua sventura, ma pur sempre convinto che è “felice l’uomo, che è corretto da Dio”. E così via: la storia della Salvezza, quella che conduce cioè tutta l’umanità a poter ricevere e riconoscere Colui che è la Salvezza, è la storia di quanti si sono lasciati attrarre in questo colloquio misterioso, nel quale sono stati resi capaci di manifestare l’originaria “immagine e somiglianza con Dio”, poiché potevano dialogare con Lui.
Con Gesù questo colloquio diventa perfetto: «Come Tu, Padre, sei in me e Io in Te» (Gv 17,21). Ma poi Gesù continua: «Anch’essi siano in noi...». Per noi essere attratti e immersi in questo colloquio d’amore non è solo un dono e un’“opportunità”; è l’unica via, se vogliamo davvero appartenergli. Non è un “optional” della nostra vita cristiana e carismatica; è quello che ci definisce nella nostra identità, che la rende possibile e che la alimenta.
Noi come cristiani siamo “definiti” dalla preghiera: se e come preghiamo, dalla sua qualità, dalla sua intensità. Se siamo consapevoli di essere nel mondo la voce che sa riconoscere e proclamare il Signore, lodandolo e benedicendolo; e non solo per noi stessi, ma per il Creato intero e per questo nostro tempo, che solo attraverso la nostra preghiera può disporsi ad attendere ancora il compimento finale di ogni cosa, il Regno dei Cieli, e, se possibile, ad anticiparne l’avvento, secondo le promesse del Signore.
